La tartaruga del fiume Mary (Elusor macrurus) assorbe una parte significativa del suo ossigeno attraverso il cloaca, un orifizio unico situato alla base della coda. Questo meccanismo, chiamato respirazione cloacale, le consente di rimanere immersa molto più a lungo rispetto alla maggior parte delle altre tartarughe d’acqua dolce. Per comprendere cosa renda questa adattamento così particolare, è necessario esaminare le pressioni fisiologiche e ambientali che la modellano.
Respirazione cloacale e respirazione polmonare: due vie a confronto
La tartaruga del fiume Mary non ha rinunciato ai suoi polmoni. Risale occasionalmente in superficie per inspirare aria, come qualsiasi tartaruga. Tuttavia, la sua capacità di estrarre l’ossigeno disciolto nell’acqua attraverso i tessuti riccamente vascolarizzati del suo cloaca rappresenta un complemento raro tra i rettili.
| Modalità respiratoria | Organo coinvolto | Ambiente | Durata di immersione possibile |
|---|---|---|---|
| Polmonare (tutte le tartarughe) | Polmoni | Aria atmosferica | Variabile, richiede risalite regolari |
| Cloacale (Elusor macrurus) | Borse cloacali vascolarizzate | Acqua dolce ossigenata | Prolungata, fino a diversi giorni in condizioni favorevoli |
Questa doppia capacità respiratoria conferisce all’Elusor macrurus un netto vantaggio nei corsi d’acqua ben ossigenati del sud-est del Queensland, in Australia. L’animale riduce le sue risalite in superficie, limitando così la sua esposizione ai predatori.
Per approfondire la respirazione della tartaruga del fiume Mary, è importante notare che questa adattamento non è condiviso dalle tartarughe marine né dalle tartarughe terrestri. Solo alcune tartarughe d’acqua dolce possiedono borse cloacali sufficientemente sviluppate per garantire uno scambio gassoso significativo.

Ossigenazione dell’acqua e temperatura: i limiti fisiologici della respirazione cloacale
La respirazione cloacale non funziona in qualsiasi condizione. La performance respiratoria diminuisce al di fuori di un intervallo termico adatto, come confermato da uno studio pubblicato a settembre 2026 in Frontiers in Marine Science su una tartaruga acquatica tropicale. Il principio vale direttamente per l’Elusor macrurus.
Due fattori condizionano l’efficacia di questo meccanismo:
- Il tasso di ossigeno disciolto nell’acqua: in un corso d’acqua rapido e ben miscelato, l’estrazione cloacale è massima. In acqua stagnante o inquinata, la tartaruga deve risalire a respirare molto più spesso.
- La temperatura dell’acqua: un’acqua troppo calda contiene meno ossigeno disciolto e accelera il metabolismo dell’animale, aumentando i suoi bisogni mentre riduce la risorsa disponibile.
- Il deflusso idrologico: le dighe e i prelievi d’acqua modificano la velocità della corrente, e quindi il rinnovo dell’ossigeno nelle zone in cui vive la tartaruga.
La respirazione cloacale non è un meccanismo autonomo che sostituirebbe i polmoni. Funziona come un complemento la cui efficacia dipende strettamente dall’ambiente acquatico. Questo punto è spesso sottovalutato quando si presenta questa tartaruga come un animale capace di “respirare sott’acqua”.
Regolazione idrologica del fiume Mary e declino della specie
L’Elusor macrurus è presente nella lista delle specie minacciate. Le analisi recenti spostano il focus: la gestione idrologica dei fiumi pesa tanto quanto la predazione sul declino di questa tartaruga. Una pubblicazione di settembre 2026 in Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems collega il ritiro delle grandi tartarughe fluviali minacciate alla regolazione dei deflussi.
Il fiume Mary, nel Queensland, subisce prelievi d’acqua per l’agricoltura e l’approvvigionamento urbano. Quando il deflusso diminuisce, le zone di rapide dove l’Elusor macrurus si nutre e respira attraverso il cloaqua perdono ossigenazione. L’animale si trova costretto a risalire più spesso, esponendosi maggiormente ai predatori terrestri e alle imbarcazioni.
Monitoraggio tramite DNA ambientale
Programmi di monitoraggio tramite DNA ambientale (eDNA) sono in corso nel bacino del fiume Mary. Il principio consiste nel rilevare la presenza della specie analizzando campioni d’acqua, senza catturare né disturbare gli individui. L’eDNA consente di mappare la distribuzione reale della tartaruga su tratti di fiume difficili da raggiungere.
Questi dati alimentano le decisioni di gestione idraulica: mantenere un deflusso minimo in alcuni segmenti per preservare l’habitat respiratorio della specie.

Alghe sul carapace: un indice del tempo trascorso sott’acqua
La tartaruga del fiume Mary è spesso fotografata con una cresta di alghe verdi sulla testa e sul carapace, il che le vale il soprannome di “tartaruga punk”. Queste alghe crescono perché l’animale rimane immerso abbastanza a lungo affinché la vegetazione colonizzi il suo carapace.
Questo dettaglio visivo è un marcatore indiretto dell’efficacia della respirazione cloacale. Una tartaruga che risale frequentemente in superficie si asciuga parzialmente, il che impedisce la crescita algale. Al contrario, un’immersione prolungata e continua favorisce l’installazione di un biofilm e poi di alghe filamentose.
Le alghe non danneggiano la tartaruga. Offrono persino un camuffamento parziale nelle acque poco profonde ricche di vegetazione. L’aspetto punk è la conseguenza diretta di una respirazione che riduce le risalite in superficie.
Perché la tartaruga del fiume Mary rimane un caso estremo tra i rettili
Altre tartarughe d’acqua dolce praticano una forma di respirazione cloacale, ma nessuna sembra ricorrervi con la stessa intensità dell’Elusor macrurus. La combinazione di un cloaqua molto vascolarizzato, di un metabolismo relativamente basso e di un habitat naturalmente ben ossigenato crea condizioni che poche specie riuniscono.
Il principale rischio per questa tartaruga non deriva da un difetto del suo sistema respiratorio, ma dalla degradazione progressiva dell’ambiente che lo rende possibile. Modificare il deflusso di un fiume equivale a ridurre la capacità respiratoria dell’animale, anche se i suoi polmoni e il suo cloaqua funzionano normalmente. La conservazione di questa specie passa quindi meno attraverso la protezione individuale delle tartarughe che attraverso il mantenimento delle condizioni idrologiche del fiume Mary.



